Un incidente e poi osteomielite: come curare l’ulcera che non guarisce?

Salve dottore,
nel 1999 ho avuto un incidente che mi ha procurato osteomielite alla tibia sinistra.
Nel 2006 dopo un’infezione mi è stato inserito un lembo libero che però continuava a infettarsi; così nel 2010 al Rizzoli hanno deciso di procedere con la recisione dell’osso infetto e fatto un allungamento attraverso il metodo Illizarov.

La situazione sembrava risolta finché nel 2014 mi “spunta” un buco che spurga: i medici procedono con una pulizia e individuano all’interno dei frammenti di osso che vengono tolti; il buco non spurga più e si rimargina ma la parte superiore rimane sempre in carne viva.
A settembre 2014 ho preso una botta vicino al piede e la pelle si è crepata formando piano piano un’ulcera che non si arriva a guarire.
Ho consultato un chirurgo plastico che mi ha detto di procedere con un’operazione per un innesto di pelle.
Desidererei una sua opinione a riguardo prima di procedere con l’intervento. Io sono Lombardo ma sarei disposto a venire a Bologna se serve una visita.
Grazie mille per la sua disponibilità
Massimo



Una risposta a “Un incidente e poi osteomielite: come curare l’ulcera che non guarisce?”

  1. Alessandra Morelli on

    Risponde la dott.ssa Alessandra Morelli
    Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Bologna
    Specializzazione in Chirurgia Generale Università di Bologna
    Ordine Dei Medici di Bologna N° 15985

    Buongiorno Massimo,
    innanzitutto grazie per la fiducia che ci dimostra.
    La sua è una storia in cui probabilmente molti altri pazienti si possono riconoscere.
    In un trauma della strada con frattura, infatti, non è raro che si verifichi una contaminazione batterica e un danno a carico dei tessuti molli che circondano l’osso fino a far sopraggiungere un’infezione.

    Il suo è un caso di osteomielite cronica refrattaria: un’infezione dell’osso che persiste dopo almeno 6 settimane di terapia antibiotica mirata ed almeno un intervento chirurgico di pulizia della lesione.
    È possibile che le ripetute infezioni del lembo libero di cui parla nella sua richiesta derivassero dal persistere del focolaio osseo sottostante, la prova di ciò potrebbe stare nel tipo di intervento che hanno, a suo tempo, scelto gli Ortopedici.

    La successiva comparsa di quel “buco che spurga” fa pensare che si sia trattato e continui a trattarsi, di una fistola: una comunicazione anomala fra la superficie dell’osso e quella della cute che si forma per azione di un meccanismo di difesa dell’organismo il quale cerca, in questo modo, di espellere all’esterno il tessuto infettato (“frammenti di osso”, come lei scrive).

    Per quanto riguarda l’ulcera “vicino al piede”, non è scontato che abbia la stessa causa: in una gamba così tanto traumatizzata, c’è la possibilità che la cute sia instabile e cioè facilmente suscettibile a ferirsi per piccoli urti o attriti.

    Entrambe le lesioni dei tessuti molli che lei ha potrebbero essere curate con uno o più cicli di ossigenoterapia iperbarica.
    Se confermata, l’osteomielite può essere trattata con la terapia iperbarica all’interno di un protocollo integrato, che prevede anche una terapia antibiotica razionale ed un’eventuale ulteriore pulizia chirurgica.
    Per accertare l’osteomielite sono necessari una serie di esami strumentali: la radiografia tradizionale (Rx), la risonanza magnetica nucleare (RMN)o la tomografia assiale computerizzata (TAC).
    È sempre importante fare degli esami di laboratorio, tra cui l’analisi di un prelievo della secrezione delle ferite per isolare i batteri presenti perché serve a orientare la terapia antibiotica; infine è fondamentale escludere un’insufficienza arteriosa con un esame ecodoppler.

    Al Centro Iperbarico di Bologna, è possibile inoltre fare un esame per avere dato aggiuntivo molto importante: l’ossimetria perilesionale. È un’indagine tecnicamente semplice e non invasiva che misura la quantità di ossigeno che raggiunge la cute in prossimità di una ferita. Si tratta di un dettaglio importante per valutare il tempo di riparazione della ferita.
    Le consiglio prima di tutto di affidarsi a un ortopedico e, possibilmente, a un infettivologo perché le terapie decise da questi specialisti sono più efficaci se procedono coordinate tra loro. Inoltre penso che una visita da uno specialista in medicina perbarica sarebbe senz’altro opportuna.
    Se è interessato, il Centro di Bologna ha un’esperienza ventennale in questo settore e collabora a stretto contatto con gli Istituti Ortopedici Rizzoli e l’Istituto di Malattie Infettive del S. Orsola. Se decide di prenotare una visita può contattare la nostra segreteria al numero per fissare un appuntamento.

    Cordiali saluti,
    dott.ssa Alessandra Morelli

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