Osteonecrosi o osteocondrite? Può essere utile l’ossigenoterapia?

Salve,
scrivo per mio figlio Raffaele ha solo 13 anni e qualche tempo fa ha iniziato ad avere forti dolori al ginocchio e all’anca sinistra.

Il medico ci ha subito consigliato di fare una risonanza magnetica che ha evidenziato la presenza di un’osteonecrosi asettica di 16mm.
Abbiamo fatto vedere i risultati a un ortopedico che sostiene non si tratti di questa patologia ma diosteocondrite dissecante del condilo mediale di 2° grado” e ha detto che bisogna operare.

Sinceramente vorrei evitare di far affrontare a Raffaele un intervento chirurgico e ho sentito parlare di buoni risultati con la terapia iperbarica per affrontare questo genere di problemi.

Secondo lei può effettivamente essere utile? Crede che mio figlio potrà averne giovamento?

Spero ci possa aiutare, per noi è davvero importante.

Benedetta



Una risposta a “Osteonecrosi o osteocondrite? Può essere utile l’ossigenoterapia?”

  1. Alessandra Morelli on

    Risponde la dott.ssa Alessandra Morelli
    Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Bologna
    Specializzazione in Chirurgia Generale Università di Bologna
    Ordine Dei Medici di Bologna N° 15985

    Buongiorno Benedetta,
    mi rendo conto che la situazione è piuttosto grave e che dover prendere una decisione in tempi brevi può essere motivo di ansia.
    Non riesco a risponderle sulla base di così poche informazioni, occorrerebbe esaminare tutta la documentazione clinica e, soprattutto, il giovane paziente.
    L’ortopedico attribuisce il quadro radiologico all’osteocondrite a ragion veduta, perché è la prima ipotesi da fare davanti ad un aspetto radiologico di osteonecrosi in quella particolare sede anatomica, in un paziente che ha l’età di Raffaele.

    Per una serie di motivi, infatti, proprio a livello del condilo femorale mediale ci può essere un difetto di ossificazione durante l’accrescimento, quindi un aspetto radiologico molto simile a quello dell’osteonecrosi. Questo può portare ad un tentativo di riparazione da parte della cartilagine che riveste l’osso, non del tutto funzionale.
    La cartilagine cerca di compensare la mancata produzione di osso,riempiendo il vuoto e formando a sua volta osso nuovo. Questo tessuto è quindi costituito da un frammento osseo che si può distaccare per traumatismi anche minimi: ecco perché l’osteocondrite viene definita “dissecante”.

    Per poter capire l’entità di tale distacco, nel nostro caso, occorrerebbe vedere le immagini della risonanza. Tuttavia le posso dire che l’orientamento generale è di evitare l’intervento a meno che il distacco del frammento non sia completo.
    L’operazione chirurgica riservata agli stadi iniziali è intesa a scopo conservativo. L’obiettivo è di perforare il frammento, mettendolo in comunicazione con l’osso sottostante, che è vascolarizzato e per questo motivo può consentire dei processi di riparazione, quindi la “saldatura”.
    Gli stadi avanzati vengono trattati con interventi più invasivi, durante i quali il frammento distaccato può essere fissato o asportato, a seconda della condizione locale.

    Presso il nostro Centro abbiamo trattato casi analoghi in età pediatrica ed adulta (sembra si possa trattare, nel secondo caso, di forme giovanili non diagnosticate all’epoca di insorgenza).
    L’utilità dell’ossigenoterapia iperbarica dipende molto dallo stadio della malattia.
    Purtroppo non può porre riparo ad un’alterazione strutturale stabilizzata dell’osso; ma in un caso come questo il tentativo può avere un suo razionale.
    In maniera non invasiva la terapia iperbarica può raggiungere l’obiettivo che hanno gli interventi chirurgici conservativi, cioè di far sì che il frammento osseo staccato si saldi grazie a processi di riparazione naturali dell’organismo. A volte, questi meccanismi hanno bisogno di una “spinta”.
    L’ossigeno iperbarico, infatti, è in grado di richiamare dal circolo sanguigno al sito da riparare delle cellule staminali (cellule, per così dire, “di base”) che possono trasformarsi in quelle necessarie a ricostituire quel particolare tessuto andato perso.

    Questo processo è ben dimostrato proprio nel caso dell’osteonecrosi, che viene ormai trattata con questa cura da sempre più specialisti e all’interno di protocolli approvati dal nostro Servizio Sanitario Nazionale.

    Mi ripeto: per poter rispondere alle sue domande, mi occorre visitare il ragazzo, leggere tutto ciò che hanno scritto i miei colleghi e vedere le immagini della risonanza. Se vorrete, mi potrete contattare tramite la segreteria del Centro al numero 051/6061240.

    Auguro a lei e al suo Raffaele di riuscire ad affrontare e risolvere il problema nel migliore dei modi.

    Dott. Alessandra Morelli

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