Spondilodiscite: come alleviare i dolori alla schiena?

Buongiorno,
mi chiamo Mauro e due anni fa sono stato colpito da una spondilodiscite causata da uno stafilococco aureo.
A tutt’oggi risento ancora di forti dolori alla schiena, deambulo con un antibrachiale e spesso mi cedono le gambe.

L’OTI potrebbe aiutarmi ad alleviare i mie problemi?

Cordialmente ringrazio
Mauro



Una risposta a “Spondilodiscite: come alleviare i dolori alla schiena?”

  1. Alessandra Morelli on

    Risponde la dott.ssa Alessandra Morelli
    Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Bologna
    Specializzazione in Chirurgia Generale Università di Bologna
    Ordine Dei Medici di Bologna N° 15985

    Buongiorno Mauro,
    dispiace sentire di pazienti che a distanza di anni dall’insorgenza di un problema, non l’hanno ancora risolto del tutto. Purtroppo non riesco a dare una risposta completa alla sua domanda. Innanzitutto avrei necessità di valutare il suo caso nel dettaglio (esami alla mano) e quel che mi dice, purtroppo, mi fornisce davvero pochi elementi per poter dare un parere anche solo generico.
    La spondilodiscite è una malattia da infezione relativamente rara. Riguarda quel disco di cartilagine fibrosa che separa le vertebre l’una dall’altra e si trasmette da esso ai corpi vertebrali, per contiguità. Lo stafilococco aureo è uno dei microorganismi più spesso responsabili.
    Nella maggior parte dei casi questa patologia si verifica in seguito a manovre chirurgiche sulla colonna, in presenza di condizioni predisponenti (ridotte difese immunitarie o diabete, per esempio).
    È difficile eradicare le infezioni dell’osso, per cui può succedere che la spondilodiscite diventi un problema cronico e porti ad alterazioni anatomiche degenerative. Queste possono ripercuotersi sul midollo spinale e le radici dei nervi. Una compressione di tali strutture, per questa causa, potrebbe spiegare sintomi come i suoi, se non ancora più invalidanti.
    Spero che lei sia seguito da uno specialista ortopedico esperto del problema, altrimenti la invito a cercarne uno prima possibile (in base all’esperienza mia e del Centro Iperbarico, mi sento di suggerirle i colleghi della Struttura di Chirurgia Vertebrale degli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna, di livello scientifico internazionale).
    Lo stesso vale per il neurologo, altro specialista che andrebbe interpellato quanto prima.

    Se non si è sottoposto di recente ad una risonanza magnetica, le suggerisco di parlarne col suo medico di base, che potrebbe prescrivergliela. Si tratta dell’esame più adatto a verificare quale sia la condizione delle vertebre che sono state colpite e delle strutture nervose vicine. Confrontato col precedente, può dare importanti informazioni sull’infezione (risolta? Riacutizzata? Cronica?) e su eventuali compressioni pericolose sul midollo spinale o sui nervi. Eventuali alterazioni strutturali dello scheletro sono chiarite dal semplice Rx della colonna vertebrale.
    Un’altra indagine di prima battuta può essere il controllo degli esami del sangue, in particolare dei parametri VES, PCR, fibrinogeno ed emocromo con formula leucocitaria. Si tratta di valori di laboratorio che danno informazioni sulla presenza, appunto, di un’infezione.
    Andrebbe anche esclusa la presenza del diabete, richiedendo glicemia ed emoglobina glicata.
    Si tratta, infatti, di una problematica molto frequente nella popolazione generale e che può costituire un fattore predisponente alle infezioni in generale.
    Presentarsi a una visita dall’ortopedico e dal neurologo con questi esami, può consentire loro di orientarsi da subito. Esistono poi indagini più impegnative che questi medici potranno decidere di richiedere.
    Il mio consiglio, in caso di conferma dell’infezione (augurandole che non sia il suo caso), è di coinvolgere anche un infettivologo. Occorre intraprendere una terapia antibiotica razionale e ben strutturata per poter puntare alla guarigione. Questo tipo di specialista è in grado di gestire la situazione nel migliore dei modi, in collaborazione con l’ortopedico.
    L’ossigenoterapia iperbarica entra in gioco a tutti gli effetti nella cura della spondilodiscite: i suoi protocolli presso la ASL di Bologna la vedono indicata in questa patologia con un programma di 60 sedute, come caso particolare di osteomielite cronica refrattaria. Le sedute in camera iperbarica sono programmate con cadenza di 5 alla settimana e rivalutazione dell’ortopedico dopo le prime 40. In questa fase, infatti, potrebbe decidere per un intervento di pulizia chirurgica. Dopo, o in alternativa, si procederò completando la terapia iperbarica con le ultime 20 sedute.
    Pur parlando di una patologia non molto frequente, presso il Centro Iperbarico di Bologna abbiamo trattato alcuni casi ottenendo del beneficio clinico.
    Nel caso che i suoi sintomi derivino dagli esiti della malattia risolta, la terapia iperbarica potrebbe essere appropriata in caso la risonanza riscontrasse un’osteonecrosi (50 sedute, con controllo clinico-radiologico al termine ed eventuale completamento con altre 40 sedute in caso di miglioramento solo parziale, in base al protocollo del Servizio Sanitario Nazionale).
    Se gli esiti comportano sintomi su base infiammatoria-degenerativa, può aver senso affiancare l’iperbarica ad altri trattamenti farmacologici o di terapia fisica per alleviarli, ma ciò va valutato caso per caso e non risponde ad un’indicazione ufficiale del Servizio Sanitario Nazionale.
    Talvolta, un intervento chirurgico di stabilizzazione vertebrale può essere risolutivo anche su sintomi neurologici importanti come e più dei suoi.
    Questo è possibile, però, quando viene effettuato tempestivamente rispetto all’insorgere dei segni di coinvolgimento delle delicate strutture nervose.
    Spero di essere stata esauriente e di non essermi dilungata troppo. Se vorrà prenotare una visita presso il nostro Centro, potrà farlo chiamando il numero 051/6061240 o scrivendo all’indirizzo di posta elettronica info@iperbaricobologna.it.

    Le auguro di capire la causa dei suoi sintomi per riuscire, se possibile, a superarli.

    Un saluto,
    Dott.ssa Alessandra Morelli

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