La necrosi alla testa del femore non fermerà l’energico padre di Loris!

Buongiorno,

premetto che nonostante l’età mio padre gode di ottima salute e mobilità.. palestra, ballo ecc ecc; un paio di mesi fa in seguito ad un salto ha battuto i talloni a terra procurandosi una infiammazione all’ileopsoas.
Dopo laser e massaggi, non trovando miglioramenti siamo partiti con indagini e da una RM è risultata questa piccola necrosi alla testa del femore (oltre ad una borsite dovuta al trauma e l’infiammazione muscolare) ora sta facendo della magnetoterapia ma ho sentito parlare molto bene della terapia iperbarica.
Pensa che possa essere una terapia idonea per mio padre che lamenta dolori acuti e invalidanti per una persona attiva come lui soprattutto considerando che vive solo.

Cordiali Saluti

Loris

 



Una risposta a “La necrosi alla testa del femore non fermerà l’energico padre di Loris!”

  1. Alessandra Morelli on

    Risponde la dott.ssa Alessandra Morelli
    Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Bologna
    Specializzazione in Chirurgia Generale Università di Bologna
    Ordine Dei Medici di Bologna N° 15985

    Buongiorno Loris,
    mi dispiace che suo padre in questo momento sia costretto a rinunciare alle attività che predilige oltre a parte della sua autonomia, spero che si tratti di una condizione solo transitoria.

    Purtroppo, non riesco a dare un parere esauriente sulla base delle sole informazioni che leggo ora. Occorrerebbe valutare il paziente con tutta la sua storia clinica e vedere le immagini della risonanza magnetica, cosa che spero possiamo riuscire a fare.

    L’osteonecrosi della testa del femore è un problema che si può riscontrare anche in persone molto attive ed addirittura sportive, con una discreta frequenza. Si stima un’incidenza nella popolazione generale di circa un malato su mille persone. Se escludiamo i casi in cui tale patologia è diretta conseguenza di un traumatismo importante (fratture, lussazioni della testa del femore…), resta un notevole numero di casi in cui non si identifica una causa ben determinata.
    Per quanto questa affermazione possa sembrare curiosa, il primo fra tutti i fattori di rischio è la stazione eretta propria del genere umano. Essa comporta lo scaricarsi della maggior parte del peso corporeo dapprima sull’articolazione dell’anca, quindi sulle articolazioni degli arti inferiori sottostanti. Queste ultime, pur con incidenza inferiore rispetto alla testa del femore, possono a loro volta essere sede di tale malattia con medesima relazione di causa-effetto. Nella pratica di un’attività sportiva, per tornare a noi, si può verificare una serie di micro-traumi dovuti allo scaricarsi rapido del peso sulle sedi di carico (basti pensare alla corsa, al ballo…). Il peso può “schiacciare” i piccoli vasi sanguigni che si trovano subito al di sotto delle superfici articolari e, quindi, provocare sofferenza del tessuto osseo che essi nutrono. Gli studiosi ritengono che da ciò possa derivare un’osteonecrosi conclamata attraverso il concorso di più fattori. Si è osservata la correlazione, ad esempio, con le terapie corticosteroidee, l’assunzione di alcool, l’alterato assetto dei lipidi nel sangue e svariate altre condizioni. Si sta studiando anche il ruolo di una possibile predisposizione genetica.

    I sintomi della malattia possono variare, ma può capitare che il dolore sia acutissimo ed impedisca le più normali attività quotidiane.
    È ormai ben dimostrato che l’ossigenoterapia iperbarica può essere curativa per questa malattia, soprattutto in fase iniziale, come sembra essere per suo padre. Se non è subentrata una compromissione del profilo articolare, un crollo della testa del femore od un’artrosi dell’anca dovuta a quest’ultimo, c’è indicazione a sottoporsi alla terapia. Queste temibili possibilità vengono escluse dall’esame radiografico tradizionale del bacino.
    Il protocollo approvato dal Servizio Sanitario Nazionale prevede fino ad un massimo di 90 sedute in camera iperbarica.

    Presso il Centro Iperbarico di Bologna, al termine di un primo ciclo da 50 sedute, si controlla l’anca con una risonanza magnetica. Se c’è stato un miglioramento parziale si prosegue con le sedute successive. Nei casi in cui la lesione ossea è meno estesa, l’esame può dimostrare che il paziente è guarito, quando ciò avviene non è più necessario proseguire la terapia.

    E’ un percorso lungo ed impegnativo, ma si ottiene un miglioramento sul dolore e sulla funzionalità dell’articolazione in una netta maggioranza dei casi e lo stesso vale per l’aspetto dell’anca in risonanza magnetica.

    In conclusione, per ora raccomanderei a suo padre di osservare il riposo e di mantenere l’arto in scarico utilizzando un paio di stampelle. In realtà l’attività fisica può essere comunque mantenuta tramite nuoto e cyclette: queste pratiche non espongono al peso della parte superiore del corpo la testa del femore malata.

    In caso decidiate per una visita presso il nostro Centro, il numero per prenotare è 051/6061240 e l’indirizzo e-mail info@iperbaricobologna.it. Auguro di cuore a suo padre di poter guarire per tornare presto a dedicarsi alle sue passioni.

    Un saluto e buon anno,

    Dott.ssa Alessandra Morelli

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