La storia di Eden, annegata e salvata grazie alla terapia iperbarica

È di qualche giorno fa la notizia di una pubblicazione, negli Stati Uniti, riguardante il caso di annegamento di una bambina di 2 anni, ritrovata dopo 15 minuti e sopravvissuta all’arresto cardio-respiratorio riportando, purtroppo, gravi danni cerebrali documentati tramite risonanza magnetica. La mancanza di ossigeno protratta per così tanto tempo aveva portato ad atrofia, cioè a una diminuzione di peso e volume, della materia grigia e di quella bianca, le due sostanze fondamentali di cui è composto il cervello.

Cinquantacinque giorni dopo l’annegamento il Dottor Paul G. Harch ha iniziato a somministrare alla piccola ossigeno a pressione ambiente per 45 minuti 2 volte al giorno. Al 78° giorno ha iniziato un trattamento in camera iperbarica.

I risultati sono stati al di sopra di ogni aspettativa, i genitori hanno realizzato due video dove si vede la piccola paziente passare da una condizione di costante agitazione motoria, con gambe contratte e incessante scuotimento della testa, con la necessità di terapia farmacologica a una normalizzazione delle sue funzioni e un graduale miglioramento della coordinazione, del linguaggio e dell’attenzione fino ad un recupero completo delle funzioni cognitive.

Il miglioramento è evidenziato oggettivamente da un totale recupero dell’atrofia cerebrale, documentato dalla risonanza magnetica.

 foto per cib

La terapia iperbarica ha incrementato la risposta del tessuto cerebrale all’ormone della crescita, amplificando la risposta genica, inducendo un effetto anti-infiammatorio ed un effetto anti-apoptotico; il tutto tramite una terapia a bassissimo rischio come è, appunto, l’ossigenoterapia iperbarica.

L’ottimo risultato ottenuto in questo caso dimostra la necessità di fare ricerca e approfondire l’utilizzo dell’ossigenoterapia iperbarica nelle neuropatie post-anossiche.

Nel mondo si stima vi siano 28 mila annegamenti ogni anno, in Italia il dato è di circa 800 casi, dei quali il 45% sopravvive riportando, però, danni neurologici. I costi sociali sono, anch’essi, elevatissimi in quanto la maggior parte delle persone coinvolte sono adolescenti e giovani adulti con una vita intera davanti.

Per questo, bisogna intervenire con ogni terapia che abbia una base scientifica, come l’ossigenoterapia iperbarica, sulla quale costruire poi nuovi studi per comprovarne l’efficacia.

A cura del Dottor Simone Bertossi 



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