Osteonecrosi condilo femorale interno, può essere ancora utile l’ossigenoterapia?

Salve,
all’inizio dell’anno ho cominciato ad avvertire dolore al ginocchio sinistro, ma nulla di rilevante risultava però all’esame RX. 

Solo nel mese di giugno, perdurando ed anzi aggravandosi il dolore, una RM ha riscontrato “sottile area osteonecrotica di circa cm 1,5 a livello della porzione centrale della superficie di carico del condilo femorale interno con lieve depressione del profilo corticale osseo; si associa diffuso ed intenso edema midollare osseo a carico del condilo femorale”.

L’ortopedico mi consigliava di tentare una terapia conservativa con infiltrazioni di cortisone e di acido ialuronico oltre a movimentazione ridotta, meglio se in acqua.
Dopo un apparente miglioramento il dolore si è ripresentato nella seconda metà di settembre e una nuova RM ha mostrato un peggioramento: “estesa area osteonecrotica di circa cm 2 del condilo femorale interno, caratterizzata dalla presenza di cratere di erosione osteocondrale ed edema midollare osseo a carico delle porzioni contigue del condilo femorale”.

A questo punto mi ha consigliato di procedere a protesi totale del ginocchio. Voi cosa ne pensate ? Grazie,
Antonella



Una risposta a “Osteonecrosi condilo femorale interno, può essere ancora utile l’ossigenoterapia?”

  1. Luigi Santarella on

    Risponde il dott. Luigi Santarella,
    Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Bologna,
    Master di II° livello in Medicina Subacquea ed Iperbarica
    Ordine Dei Medici di Ravenna N° 3151

    Cara Antonella,
    grazie della stima e dell’attenzione.

    Il quadro clinico che ci presenta sembrerebbe, per quanto sia difficile farsi un’idea solo tramite informazioni ottenute da un referto, di un grado avanzato.

    L’ossigeno-terapia iperbarica (OTI) viene utilizzata routinariamente nel trattamento dei focolai osteonecrotici delle ossa con ottimi risultati, portando a guarigione o stabilizzando il danno il più a lungo possibile compatibilmente con un’adeguata qualità della vita.

    Chiaramente più il danno è precoce più è probabile una prognosi migliore, viene da se che oltre un certo deterioramento dell’osso coinvolto non vi sia più indicazione all’OTI se non in casi particolari da valutare di volta in volta.

    Nel suo racconto non fa riferimento alla sua età, dato utile per fare alcune considerazioni, comunque ciò che risulta fondamentale in queste situazioni è considerare la qualità della vita e l’andamento clinico, questi due parametri, infatti, devono guidare l’approccio terapeutico.

    Il mio consiglio quindi è di valutare insieme al suo ortopedico di fiducia, che meglio di me ha il quadro della situazione, se vi sia ancora spazio per l’approccio conservativo con OTI e intraprendere un percorso terapeutico che comprenda questa terapia, ove ritenuto appropriato.

    Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.
    Dott. Luigi Santarella

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