Fischio all’orecchio a seguito di un’immersione

Salve e grazie in anticipo!

Da quest’estate, in seguito ad un’immersione libera mal compensata, mi ritrovo con un fischio all’orecchio destro che si intensifica con stanchezza, stress, rumori anche non troppo forti.
Sento l’orecchio pieno e ovattato. Leggendo il vostro articolo ho riscontrato gli stessi sintomi.

Il primo medico che consultai a Malta, dove mi trovavo all’accaduto, mi prescrisse una cura di antistaminici associati ad uno spray nasale, e mi rassicurò dicendo che sarebbe passato col tempo. Tutto questo a fine giugno. 

Sentendo il fischio intensificarsi, e dunque peggiorare, due settimane fa, eseguo una visita da un otorinolaringoiatria, in puglia. Il timpano sta bene. Mi dice che in seguito all’immersione, il mio orecchio ha subito un trauma  interno e mi ha detto di passare tra quattro mesi per vedere se la situazione andava peggiorando, o no; oppure di effettuare un RMN encefalo orecchio interno angolo-pontocerebellare per verificare la presenza di danni al nervo.

C’è chi mi consiglia un osteopata, io non so più cosa fare, ormai il fischio è diventato insopportabile ed ingestibile.

Aspetto vostre risposte, grazie ancora e buona giornata.

Biagio

Una replica a “Fischio all’orecchio a seguito di un’immersione”

  1. Risponde il Direttore Sanitario del Centro Iperbarico di Bologna, dott. Ferruccio Di Donato
    Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Bologna
    Specializzazione in Medicina del Nuoto e delle attività subacquee – istituto di fisiologia umana Università di Chieti
    Ordine Dei Medici di Bologna N° 11812

    Buon giorno Biagio,
    Rispondo per il Blog, visto che ci siamo parlati personalmente circa un ora fa.
    Biagio è già venuto al centro Iperbarico di Bologna e dopo una visita congiunta con il nostro consulente orl è stato sottoposto a terapia iperbarica per ipoacusia neurosensoriale improvvisa barotraumatica associata ad acufene.

    Nonostante il grande ritardo con cui è potuto iniziare il trattamento (esordio in luglio e inizio terapia in gennaio!) i risultati non sono mancati, l’acufene ha ridotto sensibilmente la sua intensità, parte del deficit uditivo è stato recuperato e il senso di ovattamento all’orecchio è scomparso.

    La situazione descritta da Biagio è quella che tipicamente ricorre nei soggetti che, per sventura, incorrono in barotraumi auricolari che coinvolgono l’orecchio interno (BOI).

    Come dico da diversi anni, il primo problema nella gestione dei BOI è il tempestivo riconoscimento.
    Infatti, non sono necessari eventi traumatici violenti per causare una sordità barotraumatica e la sintomatologia d’esordio è poco eclatante ed aspecifica, tanto da essere spesso scambiata per una banale infiammazione timpanica.

    A conferma di ciò, nel caso di Biagio, il primo medico consultato ha dato una terapia decongestionante, adatta al trattamento di banali affezioni dell’orecchio medio, ignorando del tutto il possibile coinvolgimento dell’orecchio interno.

    Dopo il riconoscimento, il secondo grave problema è quello della terapia.
    La letteratura scientifica più recente è concorde nell’asserire che l’approccio terapeutico basato sul cortisone sistemico in associazione all’ossigeno terapia iperbarica (OTI) sia quello con maggiori probabilità di favorire un recupero della funzione uditiva; ma, purtroppo, non sempre alle parole corrispondono i fatti e capita di imbattersi in casi in cui OTI, se pur indicata, non viene prescritta.

    Infine, due parole riguardo alla prevenzione.
    Biagio scrive: “un’immersione libera mal compensata”.
    Nella definizione di Biagio si possono riconoscere molteplici situazioni che si presentano a subacquei e apneisti, tanto che, per brevità, non potremo affrontarle tutte, ma ci limiteremo a un monito che ci aiuti a riflettere.

    Ciò a cui si deve prestare attenzione, non è tanto la discesa, quanto la risalita.
    Se faremo di tutto per riuscire scendere, probabilmente ce la faremo; ma quando, inevitabilmente, si dovrà risalire e la compensazione dovrà avvenire spontaneamente per fisiologica funzionalità tubarica avremo poche possibilità di evitare i barotraumi, non potendo contare sulla nostra abilità nell’eseguire le manovre di compensazione forzata.

    Ringrazio Biagio che mi ha permesso di prendere spunto dal suo caso, per parlare di un problema che riguarda moltissimi subacquei e apneisti, di cui mi occupo, con passione, da molti anni.

    Ferruccio Di Donato

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