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Focolaio osteocondritico: qual è il percorso terapeutico adatto?

Buonasera, mi chiamo Roberto e ho 52 anni, da sempre uno sportivo. Sono stato operato per una parziale lesione del menisco mediale destro il 1° marzo 2018.

Durante il periodo di riabilitazione ho iniziato a sentire forte dolore e bruciore nella parte mediale del ginocchio a livello dell’accesso artroscopico, con fastidio anche al semplice sfregamento dei pantaloni.

Finalmente dopo varie RMN, nell’ultima del 1° ottobre 2018 si è evidenziato un “focolaio osteocondritico di 18mm x 5mm, ricoperto di cartilagine, alla troclea femorale del ginocchio dx operato”.

Mi è stata consigliata la camera iperbarica e volevo chiedere la prassi per accedere al Vostro centro, e se mi può essere d’aiuto per la patologia, che è diventata veramente insopportabile e invalidante, con bruciore persistente simile a una fiamma sotto alla rotula e gonfiore.

Grazie mille e rimango in attesa di una Vostra cortese risposta.
Cordiali saluti,
Roberto

Una replica a “Focolaio osteocondritico: qual è il percorso terapeutico adatto?”

  1. Risponde il dott. Luigi Santarella,
    Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Bologna,
    Master di II° livello in Medicina Subacquea ed Iperbarica
    Ordine Dei Medici di Ravenna N° 3151

    Buongiorno Roberto,
    risulta sempre difficile dare dei consigli sulla base di informazioni parziali, cercherò comunque di chiarirle le funzioni dell’ossigeno terapia iperbarica (OTI) nelle patologie dell’osso come la Sua e le modalità di accesso a questa terapia.
    Il danno osteocondritico, come dice il nome fa riferimento ad un’affezione che coinvolge sia l’osso che la cartilagine e di norma si riscontra a seguito di traumi o microtraumi.

    Il meccanismo fisiopatologico che può essere chiamato in causa è una sofferenza ischemica dei tessuti che può determinare necrosi degli stessi e sostenere un quadro infiammatorio.

    In base a quanto detto sopra l’OTI risulta uno degli approcci terapeutici non invasivi indicati ai fini di ridurre lo stato infiammatorio ed edematoso dell’osso, di apportare una correzione allo stato di sofferenza ischemica e, tramite lo stimolo alla deposizione di nuova matrice ossea, limitare le aree irrimediabilmente andate incontro a necrosi.

    Per accedere alla terapia OTI è necessaria la prescrizione su ricetta rossa compilata da parte di medici specialistici ospedalieri di branca attinente (ortopedici, fisiatri, ect) ed è erogabile tramite il Sistema Sanitario Nazionale.

    Le modalità prescrittive in particolare per gli utenti dell’AUSL Bologna prevedono per questa patologia un totale di 90 sedute OTI suddivise in un primo ciclo di 50 sedute, seguito da rivalutazione di risonanza magnetica nucleare ed rx e successiva rivalutazione specialistica per valutare i risultati ottenuti e per effettuare un eventuale ciclo di richiamo che può prevedere fino a 40 sedute .

    Nel suo caso specifico, immagino che l’indicazione a sottoporsi all’OTI Le sia stata data da un medico specialista di branca attinente che ha attentamente valutato la sua clinica, verificato la RMN e approntato le cure del caso includendo anche l’OTI. Se così non fosse Le consiglio di procedere in questo senso poiché solo attraverso un’attenta valutazione del quadro clinico completo è possibile valutare i possibili benefici dell’OTI.

    Per qualsiasi ulteriore informazione non esitare a contattarci.
    Un caro saluto,
    Luigi Santarella

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