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Possibile necrosi a seguito di una frattura all’astragalo: Fabio chiede un consiglio

Buongiorno,
credo di aver bisogno della camera iperbarica e vorrei sapere quale è la procedura, anche se al momento nessun ortopedico me ne ha parlato.

A luglio 2018, ho avuto una frattura all’astragalo e una recente risonanza parla di un grande edema midollare e un possibile inizio di necrosi vascolare.
Credete che l’ossigenoterapia possa aiutarmi?

Grazie,
Fabio

 

 

Una replica a “Possibile necrosi a seguito di una frattura all’astragalo: Fabio chiede un consiglio”

  1. Risponde il dott. Luigi Santarella,
    Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Bologna,
    Master di II° livello in Medicina Subacquea ed Iperbarica
    Ordine Dei Medici di Ravenna N° 3151

    Buongiorno Fabio e grazie per l’attenzione,
    Le fratture ossee possono andare incontro a fenomeni osteonecrotici.
    Fra le ossa più frequentemente coinvolte da questo danno secondario abbiamo: la testa del femore, l’astragalo, lo scafoide radiale e carpale, il navicolare e il semilunare.

    In generale un trauma può di per sé danneggiare la vascolarizzazione dell’osso interessato, questo insulto, associato all’edema (infiammazione) che ne consegue, può determinare sofferenza ischemica che può evolvere in necrosi, osteonecrosi avascolare, per l’appunto.
    L’ossigenoterapia iperbarica (OTI), grazie alle sue azioni di stimolo alla neoangiogenesi e vasculogenesi, antiedemigene, antinfiammatorie e implementazione della deposizione di matrice ossea, è una terapia di nota efficacia che può portare a regressione del fenomeno nocivo con limitazione del danno residuo o completa guarigione.

    In ogni modo, uno dei fattori determinanti per la prognosi è la precocità di diagnosi che permette l’attivazione dei percorsi terapeutici e diagnostici previsti per questa patologia.

    Nei percorsi diagnostico terapeutici dell’AUSL Bologna è previsto un protocollo di 30 sedute OTI a frequenza quotidiana da lunedì al venerdì per le fratture che vengono giudicate dagli specialisti di branca, a rischio per lo sviluppo di osteonecrosi, ma ancora non evidenziabile agli esami radiologici specifici.
    Nel suo caso specifico, in cui è già presente un reparto patologico alla risonanza magnetica, il percorso terapeutico prevede fino a 90 sedute OTI così organizzate: un primo ciclo di 50 sedute a frequenza quotidiana da lunedì al venerdì seguite da RMN e visita specialistica di rivalutazione, e dove ritenuto necessario, si procede a secondo ciclo di 40 sedute OTI.

    Il mio consiglio è quindi di fare riferimento agli specialisti che la seguono e sviluppare con loro un percorso terapeutico/riabilitativo che può prevedere anche l’OTI.

    Per qualsiasi ulteriore informazione non esitare a contattarci.
    Un caro saluto,
    Luigi Santarella

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