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Valentina chiede un consiglio per un conoscente affetto da Gangrena di Fournier

Gentili Dottori,
vi scrivo per un conoscente al momento ricoverato in ospedale, in terapia intensiva da 3 gennaio.
La diagnosi è: Fascite necrotizzante. Hanno eseguito un secondo intervento di bonifica.

Nel caso non funzionasse la terapia Chirurgica e Farmacologica, sarebbe possibile intervenire con la terapia iperbarica?

Grazie mille,
Valentina

Una replica a “Valentina chiede un consiglio per un conoscente affetto da Gangrena di Fournier”

  1. Risponde il dott. Luigi Santarella,
    Laurea in Medicina e Chirurgia Università di Bologna,
    Master di II° livello in Medicina Subacquea ed Iperbarica
    Ordine Dei Medici di Ravenna N° 3151

    Buongiorno Valentina,
    mi sembra di capire che si tratti di un’infezione che ha colpito il perineo (gangrena di Fournier), comunque la fascite necrotizzante, facente parte del capitolo delle infezioni dei tessuti molli, è una gravissima infezione che coinvolge cute, sottocute e fasce muscolari che può complicare qualsiasi lesione cutanea per contaminazione microbica.

    L’evoluzione clinica è molto rapida e l’approccio terapeutico deve essere aggressivo, poiché la prognosi può essere infausta.
    Nei percorsi terapeutici è previsto un precoce approccio chirurgico associato a terapia antibiotica per via iniettiva ad ampio spettro.

    L’ossigeno terapia iperbarica (OTI) viene routinariamente utilizzata in questa patologia per coadiuvare le altre terapie; di per sé OTI è battericida per i batteri anaerobi (che vivono in assenza di ossigeno) e batteriostatica per altre classi batteriche; potenzia l’azione dei principali antibiotici utilizzati, riduce l’edema dovuto alla sofferenza tissutale e limita le aree tissutali che, per la sofferenza, andranno incontro a necrosi.

    L’utilizzo dell’OTI per questa patologia si inserisce in fase acuta, ove non siano riscontrate controindicazioni assolute e in base alla criticità clinica, può prevedere anche più sedute al giorno (di norma due). I percorsi diagnostico terapeutici dell’AUSL Bologna, prevedono 30 sedute OTI con, i primi 3, 4 giorni, due sedute al giorno, ove possibile.

    In una fase subacuta invece l’OTI può essere comunque utilizzata per favorire i processi di guarigione.
    Per quello che ci riferisci, visto che l’evento è ormai di oltre un mese fa, e spero si sia risolta la fase critica, si potrebbe considerare l’OTI per favorire i processi di guarigione.

    Non avendo più informazioni su quando è avvento il secondo approccio chirurgico, ti invito a fornirci maggiori dettagli contattando la segreteria via mail (info@iperbaricobologna.it) per una risposta ancora più esaustiva.

    Un caro saluto,
    Luigi Santarella

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